Piccole donne, Louisa May Alcott

La lettura della saga dell’Amica geniale mi ha segnato: da gennaio di quest’anno infatti, ho deciso di leggere libri che avessero come protagonista una donna o che raccontassero una storia dal punto di vista femminile. Chi ha letto la quadrilogia dell’Amica Geniale infatti sa che la storia di Elena e Lila porta alla luce non solo dinamiche che le due donne hanno dovuto affrontare nel corso di vari e anni ma fa emergere anche e soprattutto i loro sentimenti. Sono tanti i motivi per i quali questa saga ha avuto successo: a me ha segnato perché innanzitutto i sentimenti che Elena provava soprattutto durante l’adolescenza e la gioventù sono sentimenti che ho provato anch’io, poi perché il susseguirsi delle vicende durante periodi storici diversi mi hanno portata a conoscere le difficoltà che in passato le donne hanno affrontato per emanciparsi. Difficoltà che tutt’ora, dove più piccole, dove uguali e dove invece più grandi, la donna ancora oggi affronta; difficoltà di cui mi sono voluta mettere al corrente, non soltanto perché sono donna. Chi mi conosce infatti sa che sono sensibile a qualsiasi forma di disuguaglianza e tra tutte quelle che ci sono al mondo, quella esistente tra uomo e donna mi sembra essere la più evidente anche se si fa finta che non ci sia. Eppure è così vicina a noi e dovremmo sentirla già solo perché siamo donne e uomini: il difetto delle disuguaglianze infatti è che se sono lontane da noi, non le sentiamo.
A me che piace sentirmi vicina a tutto e tutti, ho pensato di cambiare forma alla mia passione, cioè alla lettura: da tre mesi infatti ho intrapreso un viale, ogni albero è un libro, poggio i miei piedi sui suoi rami, seppur con difficoltà perché sono poco agile e perché devo fare attenzione a non cadere, e accolgo nelle mie mani le foglie, le protagoniste, i personaggi dell’albero/libro.
Gennaio è stato il mese dedicato alla lettura di Piccole donne: tanto l’uscita del film quanto l’essere stato oggetto di condivisione e chiacchiericcio sui social, fino alla nausea, mi son sentita in colpa per non averlo ancora letto e quindi costretta a rimediare. Scrivo costretta perché finché non mi sono sentita a mio agio in casa March, è stato per me uno strazio: nessuno me ne voglia se scriverò che l’approccio a questo romanzo è stato noioso ma certamente mi ha tolto di dosso la colpa di essermi decisa a leggerlo soltanto a 29 anni e mi ha dato un’ennesima prova del fatto che i romanzi di formazione ci formano meglio se letti in età adulta.
Quando però finalmente il posto da me preso sul divano in casa March si è riscaldato e mi si è adattato, ho iniziato a sentirmi come se fossi a casa mia e parte di quella famiglia: come un personaggio non visto, ho assistito alle vicissitudini, seppur prive di chissà quali colpi di scena, delle sorelle March e degli altri a loro vicine. A quella casa e alle persone che la abitavano ci sono rimasta affezionata: prova ne è nella mia recente scelta caduta sull’ascolto dell’audiolibro Piccole donne crescono. È un piacere infatti aver risentito il nome di Jo e conosciuto lati del carattere di Amy prima trascurati.
In Piccole donne infatti, il personaggio verso cui avevo rivolto maggiormente le mie attenzioni era stato la signora March che attraverso i suoi discorsi semplici e la sua umile vita, ha fatto breccia nel mio cuore.

“Voglio che le mie figlie siano belle, istruite e buone; che siano ammirate, amate e rispettate, trascorrano una giovinezza spensierata, trovino un marito saggio che le rendi felici e conducano una vita utile oltreché piacevole, nonostante i piccoli problemi e i dolori che Dio riterrà opportuno mandar loro per metterle alla prova. Essere amate e scelte da un uomo onesto è la cosa più bella e dolce che possa accadere a una donna; e spero con tutto il cuore che le mie ragazze possano fare questa bella esperienza. È naturale pensare a queste cose, Meg; è giusto sperare e aspettare che accada, e saggio prepararsi a quel momento felice; così quando verrà potrai sentirti pronta ai doveri e degna di quella felicità. Certo che ho grandi ambizioni per voi, mie care ragazze, ma non perché vi facciate in fretta e furia una posizione nel mondo: non vi auguro di sposare uomini ricchi solo perché sono ricchi, o di abitare in dimore principesche che però non sono case perché vi manca l’amore. Il denaro è una cosa necessaria e preziosa – anche nobile, se usato bene -, ma non voglio che pensiate che sia il primo e unico obiettivo per cui lottare. Preferirei vedervi spose di un uomo povero, ma felici, amate, soddisfatte che regine sul trono ma senza pace né rispetto per voi stesse”.

Come avrebbe potuto non farlo con queste parole ?

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