Massime scelte, La Rochefoucauld

“Le menti mediocri condannano abitualmente tutto ciò che oltrepassa la loro capacità.”

Nel 1665 vengono pubblicate in un volumetto Riflessioni o sentenze e massime morali: è la gloria per il principe di Marsillac François VI de La Rochefoucauld. A Parigi, presso il salotto di Madame de Sablé, gli ingegni più rappresentativi dell’epoca si riunivano, seguendo quello che era un gioco intellettuale di società. Anche il nostro filosofo francese partecipava fino a quando cominciò a scrivere le proprie massime come un’occupazione seria e laboriosa.

“La stessa fermezza che serve per resistere all’amore serve anche a renderlo violento e duraturo, e i deboli, che sono sempre agitati dalle passioni, non sono quasi mai veramente posseduti.”

Dalla concezione determinista e pessimista, le Massime godono di immediato successo: la capacità di introspezione psicologica si combina sapientemente con l’eleganza e l’equilibrio che l’autore conferisce a ogni singolo epigramma.
“Uno dei libri che più contribuirono a formare il gusto della nazione e a dargli uno spirito di giustezza e di precisione” giudicò Voltaire: nessuno prima di La Rochefoucauld aveva avuto il merito di pensare e racchiudere il proprio pensiero in una forma vivace, precisa e lieve.

“In amicizia come in amore, spesso si è più felici per le cose che si ignorano che per quelle che si sanno.”

Le pagine sono attraversate da un pessimismo senza veli sulla natura, le passioni e le ambizioni umani: l’autore distrugge gli idoli agostiniani mettendo a nudo aspetti poco rispettabili dell’uomo.

“L’amor proprio è il più grande di tutti gli adulatori.”

Denuncia spietata dell’ipocrisia, le Massime dimostrano come ogni azione sia frutto di un egoismo originario:

“Non possiamo amare niente che non sia in rapporto a noi stessi, e quando preferiamo i nostri amici a noi stessi non facciamo che seguire i nostri gusti e il nostro piacere. Eppure, solo grazie a questa preferenza può esserci un’amicizia vera e perfetta.”

L’ermeneutica della virtù conferisce coerenza al sistema dei pensieri e colpisce in profondità le virtù nobili ridotte a motivi ignobili.
Il punto di osservazione dello scrittore, all’apparenza distaccato, è intensamente emotivo, anche se controllato e fa trasparire l’amarezza dell’esperienza di vita, un profondo senso di disillusione e sconfitta.
I giudizi di La Rochefoucault sono feroci, spietati e ancora oggi colpiscono.

“Se si fa tanto discutere contro le massime che mettono a nudo il cuore umano è perché ciascuno teme di esservi messo a nudo.”

 

 

 

 

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