La paranza dei bambini, Roberto Saviano

“Chi nasce sul mare sa che c’è il mare della fatica, il mare degli arrivi e delle partenze, il mare dello scarico fognario, il mare che ti isola. C’è la cloaca, la via di fuga, il mare barriera invalicabile.”

Se nasci in periferia, qual è l’alternativa? Inventarti una strategia di vita: a Napoli, spesso, significa tuffarsi nel rischio criminale.
La paranza dei bambini è un racconto di ragazzini, nuove generazioni che hanno un unico, solo, costante pensiero: cash. Cash is king. Danaro, il danaro è re.

“Non importava nulla, a loro, di come si facessero i soldi, l’importante era farne e ostentare, l’importante era avere le macchine, i vestiti, gli orologi, essere desiderati dalle donne ed essere invidiati dagli uomini.”

Sintesi di una generazione che non può fare altro di sparare prima di essere sparato, il romanzo di Roberto Saviano nasce da una serie di inchieste giudiziarie: oggi degli adolescenti armati ardono al pensiero di somigliare ai miliziani dell’Isis, decidono di comandare e per farlo devono uccidere, spacciare e rischiare la vita.

“Oggi ci stammo, domani nun ce stammo. T”o rricuorde?”

I muccusielli sfidano il futuro, spezzano la modestia della vita dei loro genitori, senza sogni: sarebbe un incubo imitarla. Tutto per una manciata di mesi, forse anni, in cui possono spendere quello che vogliono e avere tutti i soldi che hanno desiderato: dieci mila euro valgono la pena per ammazzare una persona. Tanto poi li spendono tutti.

– E che stai a fà ‘a fatica onesta? A fatica ‘e strunzo?
– Chi fatica è ‘nu strunzo.
– Il lavoro è d”e strunze, e degli schiavi. Poi in tre ore di fatica guadagniamo quello che mio padre guadagna in un mese.

Per un paranzino non c’è differenza tra una rapina, l’apertura di una piazza di spaccio e una speculazione che vede online, una truffa: è semplicemente un campare, prendere tutto quello che vuole.
È il racconto di dove stiamo andando: conoscere queste storie è dare la possibilità al lettore di salvare questi ragazzi e salvarsi. La letteratura come materiale universale oltre la cronaca obbligata dei giornali; la letteratura come salvezza, che dà valore specifico alle cose prima di perderlo.

– Questa è la città più bella del mondo, hai capito?, e schifo a chi ne parla male!
– Sputtanapoli di merda […] Io li vedo quei fottutissimi, quelli che vanno a Roma, a Milano, quelli che ci sputano addosso. Io li vedo bene gli sputtanapoli! E sai che ti dico: che devono morire. Tutti gli sputtanapoli devono morire.

Chi si gira dall’altra parte può continuare a farlo: il lettore può fare la differenza.

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