Gli innamoramenti, Javier Marías

Sdraiatevi. Abbandonatevi. State così, in ascolto, non di una storia ma di un flusso interminabile di pensieri, riflessioni che rimangono dentro, che provocano le vertigini. Mutano le situazioni, muta la vostra conoscenza, gli scenari possibili sono infiniti. I significati vengono rovesciati data l’estrema arbitrarietà del pensiero così come della vita: può un assassinio configurarsi come atto di generosità? È più importante quello che crediamo essere accaduto o ciò che realmente accade?

“I morti devono restare al loro posto e niente deve modificarsi.”

Metafora assolutamente trasparente, in Marías la contrapposizione pensiero-realtà diventa il nucleo narrativo de Gli innamoramenti. Attraverso uno stream of consciousness, la trama descritta si perde nelle riflessioni dei personaggi: la realtà è quella del pensiero e non quella dei fatti. A dare man forte a questa teoretica ambivalenza Il colonello Chabert di Balzac e Macbeth di Shakesperare nelle cui parole questo processo trova senso:

“He should have died hereafter.”

La realtà con quella che si ritiene essere la sua normale sequenza temporale viene deformata, il susseguirsi dei rapporti di causa ed effetto che appaiono evidenti, diventano un gioco cerebrale sottile e complesso. Amore, innamoramento, distruzione e morte sono continuamente legati da un rapporto al quale l’autore si avvicina, si allontana per poi tornarci di nuovo. La sopraffazione estrema della mente sul reale si estrinseca al punto da discettare su quando sia il tempo di morire.

“Qui sta il problema. Perché tutti moriamo, e in fin dei conti niente cambia troppo – niente cambia nella sua essenza – quando si anticipa il turno e si assassina qualcuno, il problema risiede nel quando, però chi sa qual è quello adeguato e giusto, che cosa vuol dire a partire da adesso o da adesso in avanti se l’adesso è per natura mutevole, che cosa significa in un altro tempo se non vi è altro che un tempo ed è continuo e non si divide e sta eternamente alle calcagna impaziente e senza obiettivo, si va precipitando come se non fosse in suo potere frenarsi e ignorasse lui stesso le proprie intenzioni.”

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