Guerra e pace, Lev Tolstoj

“Guerra e Pace è un libro politeista; Tolstoj ha portato ogni ipotesi teologica fino allo scandalo che essa comporta e vuole che noi esperimentiamo le contraddizioni del cielo.”
Quali sono i fini o le mete della storia?
Napoleone non è andato in Russia per la grandezza della Francia e Alessandro non è andato in Francia per la grandezza della Russia. Niente accade in nome di qualche diritto del popolo o del sovrano: la storia non ha nessun fine. È soltanto questa incessante marea, da occidente a oriente, da oriente a occidente, che si ripete da secoli e lascia sulla sua strada milioni di morti e assiderati. Non è neanche Dio a fare la storia e proprio per questo ci riesce incomprensibile. Gli uomini mirano a una meta e la storia si serve dei loro piccoli desideri per architettare qualcosa di diverso. Così Tolstoj non crede alla cause degli eventi  ricordate dagli storici: le accetta ma le moltiplica perché ogni evento è prodotto da miliardi di cause.
“Per quanto sia accessibile la catena delle cause di una qualsiasi azione, non potremo mai conoscere l’intera catena, poiché essa è infinita, e di nuovo non otterremo mai un’assoluta necessità.”

Invece gli errori del principe Andrej gli si rivolgono contro: la sua freddezza ed estraneità alla vita, il ribrezzo e l’ostilità per la carne culmineranno nel destino di uno che con una parte di sé è sempre stato morto.

“Amare tutto, tutti, sacrificare in ogni momento se stesso per l’amore: voleva dire non amare nessuno, voleva dire non vivere di questa vita terrena.”

Il paradosso di Guerra e Pace vuole che due indagatori dell’immenso come il principe Andrej e Pierre puntino su una persona meravigliosamente limitata: Nataša. Nataša cammina a un centimetro dall’abisso e solo la grazia le impedisce di cadervi: è felice in maniera assurda e nessuno potrebbe spiegarne il motivo. Forse la sua gioia di vivere è posseduta da un profondo narcisismo: si ama e nei monologhi che fa a se stessa c’è sempre un uomo, il migliore, il più intelligente che la sazia di complimenti.

“Per lei era troppo poco amare e sapere di essere amata: aveva bisogno di abbracciare l’uomo amato in quel momento, subito; di dire e di ascoltare dalla sua voce le parole d’amore di cui il suo cuore era colmo.”

A Nataša e Pierre spetta il regno del presente, al principe Andrej quello del futuro che il figlio Nikolaj eredita e con il cui sogno il grande romanzo termina ma potrebbe anche ricominciare da qui.

“Di una cosa sola prego Dio: che anche a me succeda ciò che è successo agli uomini di Plutarco, e io farò come loro. Anzi farò meglio di loro. Tutti lo sapranno, tutti mi ameranno, tutti mi ammireranno.”

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